Olio, la coop Goccia d’Oro di Menfi vince con la qualità

Olio, la coop Goccia d’Oro di Menfi vince con la qualità

Oltre 990 produttori di olive per 1100 ettari coltivati in tutto. Sono questi alcuni dei numeri della cooperativa Goccia d’Oro di Menfi, in provincia di Agrigento, un esempio di come la produzione di qualità riesce a resistere ai marosi della crisi grazie ad investimenti e innovazione come un particolare software che permette di tracciare tutto il percorso dell’oliva: dalla raccolta fino alla trasformazione. Altri numeri. Lo scorso anno l’azienda ha chiuso il 2012 con un +76% sul fatturato, un +67% sulla lavorazione delle olive, un +41% sul prodotto confezionato oltre ad un +87% sul conferimento di olio questo grazie ad accordi con la grande distribuzione ma anche con una attenta politica di marketing e di vendite online.

Nel 2013 è partita la produzione di extravergini monovarietali ed è stato l’anno della pubblicazione del primo bilancio di sostenibilità. Un documento, consultabile all’indirizzo http://www.lagocciadoro.it, nel quale sono inseriti non solo i dati contabili sull’attività della cooperativa ma anche le ricadute sul territorio della stessa, le attività di ricerca e quelle di informazione e sensibilizzazione alla cultura dell’olio extravergine d’oliva. Una scelta di trasparenza, secondo il direttore della cooperativa Accursio Alagna, commercialista 35enne. «La ricerca della redditività dell’azienda – spiega – legittima e necessaria, deve essere sempre unita al rispetto dei diritti delle persone e del superiore interesse della comunità. Ciò significa perseguire uno sviluppo sostenibile, finalizzato a garantire soprattutto alle generazioni future condizioni di vita migliori e più giuste».

Da questo punto di vista, aggiunge Alagna, «vanno segnalati gli impegni e gli investimenti per la sicurezza, anche attraverso importanti innovazioni tecnologiche». Un esempio? Il caso della norma UNI EN ISO 22005 che, attraverso un nuovo software per la tracciabilità agroalimentare, consente ai consumatori, tramite un numero impresso sull’etichetta delle bottiglie, di ricostruire la storia del prodotto, dalla raccolta fino alla trasformazione.

Think-Eat-Save

‘Think-Eat-Save’pensa prima di mangiare e contribuisci a salvare la natura! È questo lo slogan scelto per dar vita alla Giornata Mondiale dell’Ambiente (World Environment Day) che si celebrerà in tutto il Mondo il prossimo 5 giugno 2013.

Quest’anno, il tema dell’evento sarà lo spreco alimentare, che ispirerà diverse iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica al problema della perdita di risorse alimentari e promuoverà l’adozione di comportamenti virtuosi e modelli di consumo utili a diminuire l’impronta alimentare di ciascuno di noi.

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L’iniziativa – voluta dall’ONU per ricordare la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente Umano del 1972, durante la quale venne redatto per la prima volta il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) – si propone ogni anno come momento di solidarietà, riflessione e azione comune intorno alla tematica scelta, al di là di qualsiasi confine geografico e distinzione di razza, religione o ceto sociale.

L’obiettivo è di ‘umanizzare le questioni ambientali facendo sì che le persone diventino protagoniste del cambiamento e promotrici attive di uno sviluppo equo e sostenibile attraverso azioni concrete.

Per questa ragione chiunque – dai singoli cittadini, alle associazioni fino ad arrivare agli enti privati e pubblici – potrà proporre le proprie idee attraverso il sito ufficiale della manifestazione e contribuire attivamente alla difesa dell’ambiente e delle generazioni future.

A proposito del tema scelto per il 2013, la FAO ricorda che ogni anno 1,3 i miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate e, contemporaneamente, nel resto del Mondo 1 persona su 7 soffre la fame; di queste, 20.000 bambini sotto i 5 anni muoiono per cause legate alla malnutrizione.

Ma è anche un’emergenza ambientale, se pensiamo che la gran parte di questo cibo diventa immondizia e che sia lo spreco che la produzione di questo cibo equivalgono ad un enorme consumo di risorse naturali ed economiche.

Occorre, dunque, dire ‘stop’ a questo scempio e innescare un cambiamento radicale a partire dai gesti quotidiani più semplici per giungere alla promozione di politiche comunitarie in grado di promuovere un uso più assennato e razionale delle risorse alimentari.

È arrivato il momento di agire!

Green Economy Award

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Nell’ambito delle attività programmate per lo  sviluppo della Green Economy e dell’impresa “pulita” nell’accezione più ampia: compreso il riferimento alla “legalità” in  collaborazione  con la Camera di Commercio di Agrigento, Confimpresa Euromed organizza la prima edizione di Green Economy  Award.

Per fare emergere e conoscere le buone pratiche del territorio sul fronte di:

  • green product;
  • green technology;,
  • green management.

La green economy può rappresentare per il territorio un volano di cambiamento, di nuove opportunità imprenditoriali e commerciali, di innovazioni tecnologiche, ambientali e sociali per  compensare gli effetti di una economia in crisi o in fase di trasformazione.

Con la convinzione che in questo percorso di promozione occorre tuttavia partire dalle migliori pratiche esistenti.

La prima edizione è diretta  a raccogliere:

  • casi-esempi concreti realizzati di iniziative e progetti d’impresa coerenti con la green economy (mix di riduzione di impatti ambientali, innovazione e prestazioni intelligenti)
  • favorire la nascita di nuove imprese,
  • valorizzare le buone pratiche di impresa;
  • promuovere la sostenibilità e l’etica;
  • incentivare l’accessibilità alla conoscenza e alla cultura tecnica gestionale per governare la green economy.

Partecipare significa fare conoscere i propri progetti e le innovazioni tecnologiche, di gestione e di prodotto che permettono di ridurre sprechi ambientali (rifiuti, risorse idriche, emissioni inquinanti) e contemporaneamente che migliorino le prestazioni estetiche e funzionali di prodotti; significa qualificare il profilo e la reputazione d’impresa in ottica di sostenibilità e green economy; significa mostrare concretamente esempi di pratiche d’impresa, qualificare il settore imprenditoriale e renderlo più innovativo, sostenibile e competitivo.

La prima edizione di Green Economy Award si articola in diverse categorie: green technology (innovazione nei processi produttivi con ricadute ambientali positive); green product (innovazione di prodotti); green management (politiche e sistemi di gestione ambientale integrati).

L’iniziativa è rivolta alle piccole e medie imprese. La partecipazione è aperta a tutte le imprese di ogni dimensione e di ogni settore economico con sedi operative in Sicilia. L’iscrizione avviene con la compilazione di un’apposita scheda di partecipazione scaricabile da redazione@perlacitta.it  confimpresa@gmail.com entro il 15 maggio 2013  o, in busta chiusa, alla segreteria organizzativa Confimpresa GreenEconomy Award  in Agrigento Via G.Amendola, 37 .

Per la valutazione dei progetti è previsto l’utilizzo di criteri tecnici riconosciuti su scala UE, da parte di una commissione di esperti di varie discipline e del settore dell’impresa italiana, con referenti dell’Università, con particolare riguardo alle Facoltà di Economia e Facoltà di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente; oltre a esperti di green economy.

Il riconoscimento, uno per ciascuna area di partecipazione, sarà costituito da un’apposita attestazione, con un logo dedicato da utilizzare come elemento di distinzione nella comunicazione istituzionale dell’impresa.

La premiazione si svolgerà nel mese di maggio 2013

 

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ABSTRACT

 

La “visione” del Concorso Green Economy Award, si confronterà – in positivo – con un approccio ecoetico allo sviluppo del territorio, per una sintesi già individuata e che potrebbe essere il leit motiv per i lavori da sviluppare.

L’idea operativa, che sarà oggetto di discussione nelle tappe successive sarà insita nel titolo stesso  <<Per un futuro sostenibile della Regione  –  Coesione territoriale e sviluppo endogeno fra tradizione e innovazione>>, si riferisce evidentemente ad uno sviluppo coeso e sinergico della regione Sicilia.

Il problema – peraltro di non agevole soluzione, e per il quale è fondamentale l’interazione fra una pluralità di conoscenze – è essenzialmente la costruzione di “reti” tra soggetti diversi e territorializzati (pubblici e privati). Se l’obiettivo di Confimpresa Euromed  è la valorizzazione economica di un’area che contiene tuttora delle potenzialità rilevanti, lo strumento della condivisione è decisivo nel definire l’organizzazione (del sistema), l’identità (patrimoniale e ambientale), i confini (ovviamente non amministrativi): si tratta, in altre parole, di tre aspetti non separabili che sono rimasti largamente inespressi nella tradizione italiana.

La costruzione della Piattaforma Strategica già proposta in occasione degli incontri che si sono svolti A Palermo, Catania, Caltanissetta, Agrigento in collaborazione con una pluralità di altri soggetti (Assessorato Regionale Attività Produttive, Assessorato Agricoltura, Federazione Ordini Agronomi, Università di Palermo e Catania, Camere di Commercio, CNR, Banche, con l’obiettivo di trovare un’omogenea sensibilità nei livelli regionali di governo del territorio) sottende in primo luogo la definizione del progetto, fondato su uno scenario di riferimento complessivo e sull’individuazione dei così detti “diamanti della valorizzazione patrimoniale”, ovvero una combinazione di vantaggi geograficamente specifici, i quali potrebbero peraltro interagire e rafforzarsi reciprocamente in ambito interregionale. Il problema è anzitutto quello di individuarli, per il tramite delle conoscenze accumulate, del dialogo e della condivisione con chi i territori li conosce e li governa.

Lo stesso spazio turistico, ad esempio, ha teso ad evolvere dalle forme mononucleari fortemente specializzate del centro turistico “tradizionale” a forme regionali aperte, nelle quali si registrano fenomeni di integrazione territoriale.

La competizione tra aree turistiche, diventando sempre più intensa, ha difatti spinto gli attori locali più avveduti a ricercare forme di aggregazione dirette a superare le ripartizioni amministrative, anche attraverso una “strategia di immagine” che si connota sia come fattore di marketing sia come fattore di coagulazione delle forze locali: in questo il “nome Sicilia”, conosciuto e riconoscibile in tutto il mondo, può risultare fattore decisivo. Si passa dunque dal centro turistico (che esaurisce al suo interno tutte le funzioni attrattive e ricettive) alle forme distrettuali dei sistemi turistici locali, ovvero aree geografiche in cui i turismi costituiscono anche decisivo fattore di integrazione territoriale, in questo caso su base culturale.

Ma la questione abbraccia un gran numero di altri temi e di settori produttivi di beni e servizi, a partire dall’agricoltura. A tale proposito va detto che  Ci si è dimenticati troppo in fretta che è grazie all’agricoltura, che ha consentito di generare surplus alimentare, che l’uomo ha potuto accantonare la sua primitiva attività di raccoglitore e cacciatore e sviluppare tutte quelle attività che hanno dato origine alla società moderna. L’industria e l’economia senza l’agricoltura non sarebbero esistite. Ora che quest’ultime sono in profonda crisi, è proprio in un ritorno all’origine, all’attività primaria dell’agricoltura, in chiave moderna ed ecologica, che la crisi potrebbe essere attenuata se non addirittura risolta. La questione abbraccia, inoltre, l’urbanistica, il manifatturiero, il recupero edilizio, la new-soft-green economy, le comunicazioni. Trattabili unitariamente in termini di coesione territoriale.

D’altrocanto  le politiche di coesione sono fra i principali assi della Programmazione U.E. 2014-2020 in elaborazione.

In tale contesto – è indispensabile comprendere appieno l’importanza che riveste per il Paese, nell’attuale fase recessiva, l’utilizzo dei cospicui fondi destinati alla coesione economica che la Commissione metterà a disposizione nel prossimo periodo di Programmazione U.E. 2014-2020.

A tale proposito risulta urgente costituire la Piattaforma e un Consorzio Pubblico Privato per fornire un sostegno alle Amministrazioni Pubbliche ricadenti nella Regione Siciliana, sia nella fase di preparazione degli Accordi di Partenariato sia nella costruzione dei Programmi da proporre all’approvazione della Commissione U.E. sia infine nella successiva fase di attuazione degli stessi in tali aree, mirando alla mobilitazione di risorse (direttamente riferibili a Bruxelles) aggiuntive rispetto a quelle gestite dalle singole Regioni. Detto sostegno, vista la natura no-profit del Consorzio, potrà essere “graduato” anche fino al ruolo di “facilitatore inter-istituzionale”, del tutto innovativo nel panorama italiano, con l’interesse alle sorti del progetto come progetto d’interesse pubblico.

Anche (ma non soltanto) in tale logica, il Consorzio Sicilia potrebbe essere soggetto promotore di vari programmi e progetti attuativi in un’ottica di sistema integrato interregionale, coinvolgendo risorse private a sostegno di una azione congiunta con quelle pubbliche, risorse provenienti sia dal tessuto produttivo endogeno sia attraendo imprese provenienti dall’esterno al fine di rendere coerente e sinergica l’attuazione dei progetti. Per il futuro, i progetti di maggior respiro strategico dovranno selezionarsi fra le aree tematiche individuate dall’Unione Europea per il riequilibrio economico e sociale delle aree interne, per avviarle verso un sostanziale e concreto sviluppo sostenibile attraverso la massima valorizzazione delle peculiarità culturali, paesaggistiche e produttive esistenti, di cui è ricco il territorio della Regione Sicilia.

 

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ConfimpresaGreen

L’espressione “Green Economy” fa ormai riferimento non solo ad una promessa di sviluppo sostenibile, ma anche ad una sfida economica di carattere ben più ampio, perché significa concepire lo sviluppo in maniera diversa e nuova. Questa sfida, coinvolgendo tutti i settori economici, può senza dubbio costituire uno dei possibili driver per la ripresa dell’economia e l’innalzamento della qualità della vita nel nostro Paese. Basta, a tal proposito, considerare ad esempio il settore agricolo e l’agroalimentare: in questo settore chiave per l’economia italiana, la “Green Economy” diventa un vero paradigma produttivo, gestionale e commerciale, che si traduce ad esempio in trattamento delle biomasse, produzione di energie alternative, evoluzione della filiera dell’agricoltura biologica. Il “modello italiano di green economy” – ed è questa la differenza rispetto a quello di altri paesi europei – si fonda dunque in primo luogo sul ruolo del territorio e di quei milioni di imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni, che non solo rappresentano un serbatoio di innovazione nelle filiere e nei settori legati alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico, ma che, ancor più, si configurano come le protagoniste della riconversione in chiave eco-sostenibile del nostro sistema produttivo.

Le informazioni e i casi di studio disponibili a livello territoriale indicano che è proprio per questa strada che sta avvenendo la rivitalizzazione  dell’offerta economica legata a molti dei comparti e delle filiere di punta del Made in Italy (quali l’agroalimentare, il biologico, il tessile-abbigliamento, la chimica e le bioplastiche, l’automotive, il legno arredamento, ecc.), strettamente legata al territorio e ai saperi propri delle PMI.

Per le  imprese, quindi, non si tratta ormai più solo di comportamenti ‘virtuosi’ dettati dall’esigenza di conseguire maggiore efficienza in una difficile fase economica, quanto piuttosto di adottare un nuovo modello produttivo in grado di innalzare il profilo qualitativo dei processi e dei prodotti aziendali e, più in generale, di una leva attraverso la quale cogliere nuove opportunità di business, avvicinando nuovi consumatori e nuovi mercati sia in Italia che, soprattutto in questo momento, all’estero.

Medie, piccole e piccolissime imprese hanno risposto alla crisi proprio facendo leva sull’innovazione, la qualità, la rispondenza dei prodotti offerti ai bisogni emergenti. Da questo impegno diffuso (circa il 25% delle imprese italiane con dipendenti ha programmato nel triennio  2008 – 2011 investimenti in prodotti o tecnologie diretti  a conseguire risparmi energetici e/o minimizzare l’impatto ambientale) emerge in tutta la sua rilevanza l’impatto di questo nuovo modello di sviluppo sulla crescita delle economie territoriali: perché premia in primo luogo la valorizzazione dei fattori locali, cerca e chiede maggiore personalità, storia e tradizione nei prodotti comprati e consumati, vuole beni che portano con sé il rispetto dei luoghi di origine, associando a questi il valore della salvaguardia dei beni ambientali e dei valori culturali.

Dalla recente crisi economica, la sostenibilità è emersa come una delle principali sfide che le economie mondiali sono chiamate ad affrontare per ricostruire le premesse di uno sviluppo moderno e durevole nel tempo, che garantisca i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri. All’interno di questa cornice, le modalità di gestione d’impresa risultano avvicinarsi sempre più alla cultura ambientalista: l’ambiente, da vincolo alla crescita produttiva, viene riconosciuto come motore di innovazione e di sviluppo, in grado di innalzare la capacità competitiva e, per esteso, la qualità della vita dei territori.

Ne deriva una accezione originale di sostenibilità e, più nello specifico, di green economy, non solo imperniata sulle soluzioni tecnologiche dei green business ma in grado di esaltare le potenzialità di un sistema economico evoluto, in cui l’offerta “sostenibile” si accompagna a nuovi modelli di consumo consapevole e a policy di lungo periodo. Si tratta di un approccio “pervasivo”, che sta permeando molti settori dell’economia (a partire proprio dalle produzioni e dalle filiere del Made in Italy più legate all’identità del territorio) e che sempre più interesserà l’intera catena del valore economico (ricerca, investimenti, comunicazione, risorse umane e finanza).

Nel Paese, parlare di sostenibilità – ossia di un modo di produrre in cui il valore generato viene usato per ricostruire le premesse della produzione stessa – e di creazione di valore duraturo significa in primo luogo valorizzare le filiere produttive “corte” (all’interno di specifici settori) e, soprattutto, quelle più “lunghe”, in grado di attraversare più settori all’interno dello stesso territorio (dalle filiere del mare della blue economy a quelle dell’agroalimentare, della moda, della cantieristica, della bioedilizia) e di connetterle a territori più lontani, dai quali attingere nuove competenze e nei quali trovare nuovi sbocchi commerciali. Si tratta di un processo in cui anche molte piccole e piccolissime imprese sono già oggi impegnate, ma che va rafforzato attraverso la creazione di Reti di Imprese, iniziative di supporto in grado di far loro superare la mancanza di mezzi tecnici, finanziari e culturali necessari a muoversi in questa direzione e conseguire un continuo aumento del livello di qualità dell’offerta. In altri termini, occorre sostenere aggregazioni di Pmi a intraprendere percorsi di sostenibilità, promuovendo la “cultura” delle sostenibilità e facilitando l’avvio e la diffusione sul territorio di percorsi per filiere/distretti/reti sostenibili.

Il sistema Confimpresa Green  è fortemente impegnato sui temi dello sviluppo sostenibile e del loro legame con la capacità innovativa delle imprese, temi che rientrano fra le priorità programmatiche .

Particolare  attenzione  è rivolta agli  interventi da attuare a livello locale per garantire uno sviluppo economico compatibile con l’equità sociale e con gli ecosistemi.

Tra le tematiche connesse all’ obiettivo e sulle quali occorre in prospettiva concentrare un sempre più forte impegno strategico vi sono lo sviluppo dell’economia verdel’agricoltura sostenibile, la valorizzazione delle filiere del mare e, più in generale, l’adozione di comportamenti socialmente responsabili da parte delle imprese e la nascita di nuove figure professionali Green Jobs.